“Non sempre ciò che viene dopo è progresso” scriveva Manzoni più di un secolo e mezzo fa. Lo sanno bene gli imprenditori quando vedono avvicinarsi il momento di passare il testimone ai figli.

Perché solo il 15% delle imprese familiari europee sopravvive alla terza generazione?

Perché è così difficile per il giovane proseguire con successo l’attività imprenditoriale avviata dal padre o dal nonno?

Cosa manca al neo imprenditore di così determinante tanto da decretare il fallimento dell’azienda nell’arco di pochi anni?

La consulenza aziendale alle imprese familiari nel delicato passaggio “di padre in figlio” cosa può fare?

Il momento del passaggio generazionale è sempre un gran problema!

Intorno al problema del passaggio generazionale sta nascendo un grande business.

Nascono come funghi società di consulting, figure di temporary manager ed altri sistemi legati all’organizzazione aziendale, specializzati nel risolvere “il problema del ricambio generazionale”, facendo appello alle tecniche più disparate.

Ci sono poi, società specializzate nell’acquisizione di piccole e medie imprese familiari che sfruttano il momento critico a proprio vantaggio. Queste società dispongono di manager che, affiancando il futuro imprenditore, entrano di fatto nella conduzione totale delle stesse.

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5 dritte per uscirne alla grande!

Parlare in pubblico per me è un’esperienza quotidiana. Tanta parte del mio lavoro consiste proprio nel tenete corsi di formazione aziendale.

Nella formazione aziendale può capitare che i partecipanti siano inizialmente demotivati, disinteressati o addirittura ostili. Questo dipende dal modo in cui è stata presentata loro la formazione stessa, dall’interesse che realmente hanno sugli argomenti da trattare e dal loro rapporto, più o meno buono, con l’azienda.

Se i collaboratori sono obbligati a partecipare al corso e non hanno un buon rapporto con l’azienda, è normale che in aula non siano collaborativi neanche con il formatore!

Come parlare ad un pubblico così difficile?

Ecco 5 consigli pratici su come parlare in pubblico a persone demotivate e polemiche, soprattutto che non conosci bene.

  1. Presentati. Prima di tutto, presenta te stesso e la tua esperienza professionale facendo attenzione a dare qualche informazione che faccia capire la tua professionalità. Non esagerare: devi creare un’empatia con il tuo pubblico, non lo devi mettere in soggezione. Se usi anche un po’ di autoironia è meglio: la simpatia e un po’ di sane risate aiutano molto a creare il giusto clima.
  2. Presenta l’obiettivo o il programma di lavoro. Tieni sempre conto delle aspettative del pubblico. Presenta l’obiettivo o il programma di lavoro nel modo più interessante e chiedi sempre se è tutto chiaro e se ci sono proposte migliorative.
  3. Se qualcuno dei presenti entra in polemica, mostrati comprensivo e accomodante. E’ importante che le persone percepiscano comprensione e disponibilità da parte tua, oltre ad una grande professionalità. Non perdere mai il sorriso e mantieni un tono di voce pacato e sereno. Il pubblico si conquista, non si obbliga!Un esempio pratico, nella formazione aziendale puoi dire più o meno così: “Sono perfettamente cosciente del fatto che, se siete qui, è solo perché qualcuno vi ci ha mandato!” …questo di solito fa sorridere. Poi prosegui “ma, visto che ormai ci siamo, cerchiamo di rendere utile questo tempo che abbiamo a disposizione. Insomma, il mio scopo è quello di riuscire a farvi lavorare più comodamente e con più serenità”. Di solito funziona! 🙂
  4. Con molta cordialità, invita il tuo pubblico a fare una breve presentazione – ognuno dei partecipanti presenta se stesso.
    Spiega che ti serve per conoscere il pubblico e per dare il servizio migliore.Durante il “giro di tavolo” di presentazione, interagisci facendo domande quando pensi sia opportuno, prendi appunti, cerca di memorizzare i nomi e applica tutte le sane regole dell’ascolto attivo. In questa fase devi dimostrare tutto il tuo interesse per le informazioni che stai ricevendo.
  5. Inizia il tuo intervento partendo proprio da una richiesta o da una considerazione, magari polemica, esposta da un presente. Affrontala, spiegala, arricchiscila e, quando pensi di averla sviscerata a sufficienza, comincia.

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Analisi di un caso reale

Il leader, deve essere funzione sociale e di vita nel contesto in cui opera. È un essere umano che, attraverso il proprio egoismo, realizza anche l’interesse pubblico.

Infatti un leader quando svolge i suoi affari, sposta beni, interessi, denaro, lavoro.  Il leader è uno stimolo per la società, la rivitalizza, impone una dialettica che spinge al progresso.

Come ogni uomo è chiamato continuamente a fare delle scelte. Ma dalle sue scelte dipende il bene o il male di tante persone.

Può accadere che, dietro le scelte professionali di “un uomo di potere” si nascondano precise logiche complessuali acquisite sin dall’infanzia.

Se il leader non fa le scelte migliori possibili rischia di diventare un pericolo per sé e per tutti i collaboratori.

Più potere hai e più puoi condizionare il tuo ambiente, nel bene e nel male!

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Perché si fa una riunione? Quali sono i motivi che spingono ad organizzare una riunione? Paradossalmente i motivi per cui si fa una riunione in azienda sono di due tipi: positivi o negativi.
Quelli positivi possono essere: mettere in comune le risorse, stimolare e far incontrare le persone, aiutare a comunicare.
I principali motivi negativi per cui si fa una riunione possono essere: evitare le responsabilità, fare sfoggio di potere, evitare il lavoro, abitudine, ratificare decisioni.
È inutile dire che le riunioni organizzate per motivazioni negative non sono solo inutili, ma addirittura sono dannose in termini economici e di relazioni interne per tutta l’organizzazione.
Ovviamente, qui ci occupiamo solo delle riunioni basate su motivazioni positive!

Gli elementi concreti indispensabili perché una riunione possa realizzarsi sono tre: i partecipanti, il leader e il luogo. Vediamoli uno alla volta.

  1. I partecipanti. Il numero dei partecipanti ottimale deve essere dalle 5 alle 10 persone, in quanto rappresenta la cellula di base (è stato dimostrato che il gruppo 3-4 membri è povero dal punto di vista propositivo, mentre il gruppo con più di 10 membri tende a frazionarsi in sottogruppi).Le riunioni sono “gruppi in azione” e le persone che vi partecipano portano nella riunione la loro personalità individuale, ma nel corso della riunione prende il sopravvento un’altra personalità, ossia quella del gruppo.Qual è il comportamento che dovrebbero tenere i partecipanti perché la riunione sia efficace? È importante che i partecipanti arrivino alle riunioni preparati sui temi all’ordine del giorno, parlino in modo chiaro e rispettando i tempi (se qualcuno usa la riunione per far sfoggio della sua arte oratoria, i tempi si allungano e si perde di efficacia), sappiano ascoltare i propri interlocutori ed infine dimostrino pazienza, educazione e tatto.
  2. Il leader. Il coordinatore delle riunioni deve:
    • essere flessibile, cioè sapere quando essere “deciso” con i partecipanti per mantenere il controllo e quando poter essere meno rigido, anche per non dare l’impressione di essere prepotente;
    • saper ascoltare i partecipanti alla riunione, riconoscere la loro competenza ed essere aperto ai loro suggerimenti e proposte;
    • saper gestire i momenti di tensione che si possono verificare durante la riunione, rispettando sempre le regole procedurali.

    Quindi, se vuoi essere un valido coordinatore della riunione devi:

    • avere un atteggiamento positivo, con il quale mostrare che intendi ricavare il massimo dalla riunione;
    • far percepire ai partecipanti che intendi esaurire l’argomento dell’ordine del giorno;
    • non lasciare che i partecipanti prendano il sopravvento durante la riunione, altrimenti diventeresti invisibile;
    • permettere ai partecipanti di parlare;
    • incoraggiare i partecipanti a contribuire con le proprie competenze individuali e trattare tutti allo stesso modo.
  3. Il luogo. È importante, nel preparare una riunione, decidere la sede dove condurla sulla base di alcuni elementi fondamentali. La sede deve:
    • essere della forma e delle dimensioni giuste a seconda del numero dei partecipanti;
    • essere tranquilla, ben illuminata, arieggiata e con una buona acustica per non creare problemi di attenzione dei partecipanti;
    • essere esente da interruzioni e disturbi per facilitare una concentrazione ininterrotta e un ambiente di lavoro efficiente;
    • deve avere una disposizione spaziale ottimale per facilitare le comunicazioni e le interazioni (a questo proposito, è stato progettato come soluzione molto positiva un tavolo speciale, un tavolo ovale con un estremo “tagliato” ad indicare il posto del coordinatore).

Per aiutarti ad autovalutare la tua capacità di coordinare una riunione, ti proponiamo questa breve check list. La riunione è improduttiva se:

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Quante volte ti è successo di sentirti dire: “tra 10 minuti il direttore ci vuole tutti in sala riunione”?

Ecco, questo è il modo peggiore per organizzare una riunione!

La preparazione della riunione.

La fase preparatoria assume valore fondamentale e può essere determinante per la riuscita della riunione.

Si articola in diversi aspetti, da quelli più organizzativi, più concreti, ma non per questo meno importanti, a quelli che definiscono la natura stessa e gli obiettivi della riunione.

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Lui era entusiasta.

Era convinto al 100% di aver ricevuto una di quelle offerte che non si possono rifiutare.

Un’importante casa automobilistica giapponese lo aveva contattato per commissionare alla sua azienda la produzione di componenti meccanici per i motori delle proprie famosissime motociclette.

Di chi sto parlando? Sto parlando del signor Mattei, imprenditore italiano che ha fondato un’azienda diventata in pochi anni una punta di eccellenza nel settore della metalmeccanica.

Il signor Mattei, circa 50 anni e fin da bambino appassionato di moto e motori, mi ha informato di questa possibile collaborazione con la casa giapponese con tutta la felicità e la soddisfazione del mondo.

In un momento iniziale anch’io ero molto contenta e soddisfatta di questa proposta di collaborazione, e tutto dava ad intendere che sarebbe stata davvero importante per l’azienda italiana.

Ma, come sempre, ho fatto il nostro mestiere e ho verificato che le cose stessero esattamente come tutti pensavamo. Quindi ho chiesto al signor Mattei, nel corso di una consulenza leaderistica, di raccontare un sogno.

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Sogno o son desto? Al di là dei dubbi di shakespeariana memoria, questa è una domanda che tutti dovremmo porci!

Perché? Perché il significato del sogno riflette il totale della nostra vita, in ogni aspetto: salute, benessere, affetti, business…

Sulla interpretazione dei sogni e sul loro valore sono stati sprecati fiumi di inchiostro e montagne di carta.

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